Autore: Michele Mazzarano| Fondatore e responsabile del Centro Osteopatico Mazzarano
Pubblicato il 5 settembre 2025
Quando il dolore ricompare, non sempre c'è una sola causa da trovare.
Ti passa per qualche settimana e poi ritorna. Magari succede dopo un movimento particolare, dopo un periodo in cui hai dormito poco, oppure senza riuscire a individuare un motivo preciso.
E ogni volta ricominci da capo: riposo, esercizi, stretching, qualche terapia.
Per un po' va meglio, poi il dolore si ripresenta. A quel punto è naturale chiedersi: perché il mal di schiena continua a tornare?
👉 La risposta non è necessariamente una struttura “fuori posto” o un organo che sta causando il problema. In molti casi, il dolore lombare è influenzato da più fattori che possono cambiare nel tempo.
Il dolore che ritorna non significa necessariamente che ci sia una lesione
Il mal di schiena è molto comune e, nella maggior parte dei casi, non è possibile attribuirlo con certezza a una singola malattia o a una specifica struttura danneggiata.
L'OMS stima che circa il 90% dei casi di lombalgia sia non specifico, cioè non riconducibile con sicurezza a una specifica patologia o lesione strutturale.
Ma “non specifico” non significa immaginario, inspiegabile o poco importante.
👉 Significa che il dolore nasce probabilmente dall'interazione di più elementi e che non sempre è possibile indicare una sola causa anatomica.
Perché allora il dolore può tornare?
Quando la lombalgia tende a ripresentarsi, possono entrare in gioco diversi fattori:
- il livello di attività fisica;
- i carichi di lavoro;
- il sonno;
- la forza e la capacità di movimento;
- precedenti episodi di dolore;
- stress e distress psicologico;
- paura del movimento;
- condizioni personali e ambientali.
Non è necessario che siano presenti tutti. E soprattutto possono cambiare nel tempo.
Una settimana particolarmente pesante, per esempio, può coincidere con meno movimento, sonno peggiore e maggiore tensione. In una persona che ha già avuto episodi di lombalgia, la combinazione di questi fattori può contribuire alla ricomparsa dei sintomi.
👉 Una recente revisione sistematica e meta-analisi ha trovato associazioni tra distress/depressione, paura del movimento e persistenza della lombalgia non specifica, anche se la certezza complessiva delle prove è risultata bassa.
Quindi è colpa della postura?
Non necessariamente. La postura può influenzare il modo in cui ci muoviamo e distribuiamo i carichi, ma non esiste una singola “postura sbagliata” responsabile della maggior parte delle lombalgie.
Anche stare seduti a lungo non significa automaticamente danneggiare la colonna.
👉 È più utile osservare quanto ti muovi, come gestisci i carichi e come il dolore cambia durante le diverse attività, invece di cercare continuamente la posizione perfetta.
E lo stress?
Può essere uno dei fattori coinvolti: durante periodi di stress possiamo dormire peggio, muoverci meno, modificare alcune abitudini e prestare maggiore attenzione alle sensazioni dolorose.
Lo stress può quindi influenzare l'esperienza del dolore, ma non significa che “il dolore sia causato dallo stress”.
È una differenza importante: il dolore è reale e può essere influenzato contemporaneamente da componenti fisiche, psicologiche e sociali.
👉 È proprio questo il motivo per cui le linee guida dell'OMS propongono un approccio biopsicosociale alla lombalgia cronica.
E se il dolore sembra collegato alla pancia?
Qui è importante non saltare a una conclusione: alcune patologie specifiche possono provocare dolore riferito alla schiena, e l'OMS include tra le cause specifiche anche alcune condizioni provenienti da altri organi.
Questo è molto diverso dal dire che un gonfiore, un intestino irritabile o una generica “tensione viscerale” siano la causa di un mal di schiena ricorrente.
👉 Se insieme al mal di schiena compaiono disturbi gastrointestinali, vale la pena considerarli nel quadro complessivo, ma senza trasformare la loro contemporanea presenza in una diagnosi.
E il diaframma?
Anche qui serve prudenza: il diaframma partecipa alla respirazione e alla dinamica del tronco. La respirazione può inoltre cambiare durante periodi di stress o quando siamo in presenza di dolore.
Questo non significa però che un “diaframma bloccato” sia la causa nascosta della lombalgia.
👉 Respirazione, movimento, tensione muscolare e percezione del dolore possono interagire, ma la loro relazione deve essere valutata nella situazione specifica.
Cosa fare quando il dolore continua a tornare?
Una prima cosa utile è smettere di cercare necessariamente la spiegazione unica.
Può essere più produttivo osservare:
- quando compare il dolore;
- quali movimenti lo modificano;
- quali attività riesci comunque a svolgere;
- se il sonno influenza i sintomi;
- se ci sono periodi di maggiore stress;
- quanto ti muovi durante la giornata;
- se il dolore è associato a sintomi neurologici o ad altri disturbi.
In caso di lombalgia persistente, le linee guida dell'OMS raccomandano un approccio personalizzato.
👉 Educazione, esercizio e alcune terapie fisiche possono far parte del percorso, mentre la scelta degli interventi dovrebbe tenere conto delle caratteristiche e delle esigenze della persona.
Quando è necessario un approfondimento medico?
Non tutto il mal di schiena richiede esami di imaging. Una valutazione clinica serve però a capire se ci sono elementi che fanno pensare a una causa specifica o a un coinvolgimento neurologico.
È particolarmente importante rivolgersi al medico in presenza di:
- debolezza o perdita di sensibilità importanti o progressive;
- alterazioni della funzione di vescica o intestino associate a sintomi neurologici;
- febbre o altri sintomi sistemici;
- dolore dopo un trauma significativo;
- perdita di peso involontaria;
- dolore intenso o progressivo;
- altri sintomi nuovi o insoliti.
👉 In questi casi non è il momento di cercare una spiegazione posturale o viscerale: prima viene l'inquadramento medico.
Dove può inserirsi l'osteopatia?
Dopo aver effettuato gli accertamenti indicati, quando non emerge una condizione che richiede un trattamento medico specifico, l'osteopata può valutare gli aspetti muscoloscheletrici pertinenti alla persona.
Per esempio:
- mobilità della colonna;
- movimento del bacino e del tronco;
- tensioni muscolari;
- respirazione;
- modalità con cui il dolore cambia durante il movimento;
- eventuali limitazioni funzionali.
L'obiettivo è capire quali elementi possono essere modificabili e pertinenti all'intervento manuale all'interno di un percorso più ampio.
👉 Questo è coerente con l'approccio dell'OMS alla lombalgia cronica: non una singola soluzione per tutti, ma interventi scelti e combinati in base ai fattori che contribuiscono all'esperienza del dolore della singola persona.
Metodo Mazzarano | Osteopatia Viscerale
Se hai già effettuato gli accertamenti indicati e continui a convivere con mal di schiena ricorrente, tensioni muscolari o limitazioni del movimento, possiamo valutare il quadro nel suo insieme e capire se esistono componenti pertinenti all'intervento osteopatico.
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📚 Fonti scientifiche
- WHO Guideline for non-surgical management of chronic primary low back pain in adults in primary and community care settings. World Health Organization, 2023.
- WHO Low back pain. World Health Organization, Fact Sheet.
-
Rabiei P, Keough C, Patricio P, et al. Are Tailored Interventions to Modifiable Psychosocial Risk Factors Effective in Reducing Pain Intensity and Disability in Low Back Pain? A Systematic Review with Meta-Analysis of Randomized Trials. .Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy. 2025;55(2):89-108. DOI: 10.2519/jospt.2025.12777.